Categorie
Politica Storia

Un’Europa che guarda avanti alle nuove generazioni

Oggi la commissione Europea ha presentato un piano di investimenti europeo da 750 miliardi per contrastare la crisi economica derivata da quella sanitaria e l’ha chiamata #NextGenerationEU (nuova generazione). Da giovane studente questa è la seconda crisi economica e questa ha portato maggiore incertezza sul mio futuro, della mia generazione. 


La cosa importante del messaggio della Presidente Ursula Von der Leyen non è tanto il numero di miliardi (molto elevato) che permetterebbe di affrontare la crisi più preparati, ma il messaggio che l’Europa finalmente guarda avanti e di fronte alle difficoltà sa agire e rispondere contro chi scommetteva una sconfitta dell’Europa unita.
Il nome EU Next Generation si riferisce ad altri giovani come me, e vuole rilanciare il Green Deal europeo e la digitalizzazione per promuovere: occupazione, crescita, equità e sostenibilità.

Oggi l’Europa ha deciso la strada della solidarietà con un bilancio comune che ci permette di sostenere gli Stati membri e l’economia. Una direzione politica che finalmente va verso ciò che abbiamo sempre desiderato: un’Unione più forte, sostenibile ed equa. Oggi, ho meno paura per il mio futuro perchè, dopo tanto, vedo la direzione che stiamo prendendo e, lo ammetto, mi piace.

Questo è il momento dell’Europa. Questo è il momento di EU Next Generation.  

Categorie
Politica Storia

1919-2019 Quale futuro per il Sudtirolo?

La proposta per un futuro europeo

Un contributo della community su Salto.bz 10.09.2019

Sono passati esattamente cento anni da quando il Tirolo centrale (Mitteltirol) e il Trentino passarono dall’Impero Austro-Ungarico al Regno d’Italia. Questa ricorrenza, vista ancora oggi da una parte della popolazione della provincia come un giorno nefasto, oggi ha finalmente l’opportunità di diventare un importante momento di riflessione e di dibattito sull’unicità del nostro piccolo esperimento politico-culturale.

Sprechen wir Italiano?

La divisione all’interno del Tirolo ha sempre avuto cause sia politiche che culturali, a partire soprattutto dalla lingua, uno dei primi motivi di principale esclusione dei Deutschsprachigen durante il ventennio fascista: la forzata italianizzazione e la conseguente esclusione di queste categorie dalla vita politica e culturale portò infatti, negli anni seguenti all’annessione, ad una progressiva migrazione della comunità italiana nel territorio. Il processo culminò nella Option dei cittadini tedeschi. 

Questo passato conflittuale tra le due principali comunità della regione ha creato una ferita profonda nel territorio, ferita che si è manifestata dopo la seconda guerra mondiale nella “questione sudtirolese” – portata in seguito all’ONU nel ‘61 nella speranza di una risoluzione finalmente pacifica del conflitto. L’insegnamento che possiamo trarre dalla storia del conflitto linguistico in Alto Adige è che la soluzione non può essere l’eliminazione dell’altro. Il nostro compito oggi è quello di comprendere il passato e affrontare questo tema in maniera propositiva e inclusiva, trovando strategie comuni e innovative di scambio e dialogo. 

Per capire il passato serve quindi una narrazione storica che permetta a tutti di vedere il passato in una dimensione comune. Per questo motivo vengono in mente due esempi emblematici:  il percorso museale del Monumento della Vittoria e lo spettacolo teatrale “Bombenjahre”. In entrambi questi percorsi la storia del territorio è presentata in una cornice museale e teatrale, che permette al cittadino di immergersi in una memoria conflittuale comprendendo le ragioni dell’altro e maturando una nuova consapevolezza per il futuro.

Alto-Adige, il cuore dell’Europa

La prossima sfida per il futuro della regione è quella di pensare a una comunità più grande, che includa al suo interno Altoatesini e Südtiroler: quella comunità è l’Europa. L’esperimento europeo può essere visto come una versione allargata del nostro territorio. Guerre e violenze hanno segnato il primo periodo del XX secolo, come la cosiddetta “Guerra civile europea” di Hobsbawn, sono ormi alle nostre spalle. Oggi coesistiamo in una comunità che non nega l’altro e si arricchisce delle differenze culturali. L’identità non viene meno nel contesto europeo convive con quella comunitaria, come una secondo cittadinanza, più estesa della precedente. Non si può quindi parlare di eliminazione o perdita dell’identità, nemmeno di quella linguistica. Questa unione dovrebbe permetterci di concentrarci sulle questioni e le problematiche comuni, quelle della provincia, della regione e dell’Europa.
Il Sudtirolo può diventare questo esempio virtuoso di convivenza, per permetterci di affrontare insieme le sfide del XXI secolo che ci aspettano.