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Il commissariamento etnico: Merano e il dramma proporzionale

Perché un comune viene commissariato? Ci sono vari motivi tra cui infiltrazioni mafiose, caduta della giunta, non raggiungimento del quorum, ma solo in Alto Adige può avvenire per una divisione etnica.

Punto primo: le regole del gioco elettorale

Mi spiego: in Alto Adige, una delle due province autonome di una regione a statuto speciale una regione a statuto speciale, vige una la legge elettorale che inserisce la quota etnica. Questa prevede dei posti assegnati nella giunta comunale a prescindere dai risultati del consiglio comunale. 

Un altro unicum altoatesino è la legge proporzionale per il consiglio e maggioritario (Majority rule, ovvero 50%+1) per il sindaco. Nel resto d’Italia è invece maggioritario (50%+1) con premio di maggioranza per il consiglio comunale. In sostanza, serve che il sindaco vincente al ballottaggio “crei” una maggioranza di governo per poi ricevere la fiducia 30 giorni dal voto.

Ci troviamo di fronte ad una doppia complicazione che tocca i comuni altoatesini sopra i 15 mila abitanti, che hanno la composizione linguistica che gioca un ruolo importante sulla governabilità del comune). Gli attori partitici possono perseguire una strategia politica sotto il profilo etnico come partito di rappresentanza di un gruppo linguistico, oppure sul profilo ideologico, quindi cdx o csx.  A pesare molto è il primo caso, come vedremo più avanti.

L’esempio bolzanino

Questa volta a fare la differenza a Bolzano è stato invece il secondo caso: due candidati molto forti a capo di schieramenti di csx, Caramaschi, e cdx, Zanin, che hanno pesato circa il 70% sul voto totale. Vincendo il ballottaggio Caramaschi è riuscito a ottenere la maggioranza, che avrebbe comunque potuto ottenenere anche Zanin, nonostante la SVP avesse appoggiato Caramaschi. Si può commentare che Caramaschi abbia battuto il rivale anche grazie al supporto del partito sudtirolese. Nel capoluogo il supporto del SVP è fondamentalmente imprescindibile.

Invece a Merano?

A Merano è stata decisiviva la componente etnica con la presenza al ballottaggio di un candidato unitario del gruppo linguistico italiano, Dal Medico, che ha sfidato il candidato “interetnico” Rösch, con terzo escluso il candidato della SVP, per la prima volta escluso dal ballottaggio. A Merano la componente etnico-linguistica è molto rilevante per il fatto che le due comunità corrispondono rispettivamente al 50% della popolazione.

Con la vittoria risicata vittoria di Rösch (vittoria al cd. Rösch finale!, se si vuole usare la metafora delle corse di cavalli) si prospettava una complicata gestazione per la giunta. Le alternative, seppur fattibili, dovevano tutte rispettare il gioco della negoziazione politica quindi rispondere alla magica conta dei numeri.  

I “cavalli” che Rösch doveva prendere in considerazione erano i Verdi (la sua lista, 8 consiglieri), il Team K (1) e la sinistra ecosociale (1), con l’aggiunta il PD (2), che lo avevano supportato al secondo turno. Il totale risultava 12 consiglieri quindi il sindaco uscente doveva per forza includere gli schieramenti del secondo candidato, Dal Medico con due liste civiche centriste di raccolta del gruppo linguistico italiano con 8 consiglieri, e del SVP, di raccolta del voto tedesco, con 8 consiglieri.  

Una proposta sarebbe stata quindi un governo supportato da 24 consiglieri (senza PD) con 4 assessori di madrelingua italiana e 3 tedesca. Questa soluzione avrebbe tuttavia reso Rösch molto debole in termini di spazio di manovra. Un’altra possibilità prevedeva l’esclusione della SVP (20 consiglieri). Quest’ultima è stata bocciata proprio dalle civiche, secondo cui andava perseguita l’alleanza “etnica” con la SVP, quindi a un governo dove governavano italiani e tedeschi assieme, senza scardinare le logiche di separazione etnica.

In un’elezione con il premio di maggioranza Merano avrebbe potuto godere di una certa stabilità politica, ma tutto si è concluso con un commissariamento. In questo senso la legge elettorale consolida un primato della dimensione etnica in politica.

Chi decide le regole del gioco?

Perché esiste questa legge elettorale? Come ha commentato qualche giorno fa il costituzionalista Francesco Palermo “La legge elettorale agevola le prassi [dello strapotere della SVP]. Per il semplice motivo aritmetico per cui, dovendosi la maggioranza costituire in consiglio indipendentemente da chi sia il sindaco eletto, i partiti più rappresentativi hanno un peso maggiore. Quindi nei rari casi in cui la SVP non sia al governo (anche qualche lista civica in realtà è una costola della SVP) il suo potere di veto è molto più ampio di quello di qualsiasi altra lista.” (link articolo) 

In questi termini la prospettiva etnica prevarrà per il semplice fatto che chi governa la provincia può dettare le regole, più o meno quando chi è il proprietario della palla dice quando al campetto è gol o no. 

Solo che io mi chiedo, esiste il VAR in tutta Italia, perché non lo possiamo usare anche noi?

Il cavallo che risulta primo, non può festeggiare perché gli altri lo frenano. Di chi è la colpa del commissariamento?